Promozione della Famiglia

Il CPM ha formato dalla sua fondazione, circa 20.000 coppie, con una media di 700 coppie all’anno.

Nel 1931 presso il Centro Novalis della Università di Ottawa (Canada) retto dai Padri Oblati di Maria Immacolata (omi) nacque il Centre Catholique de Preparation au mariage. Sulla base di tale esperianza, anche in Italia gli Oblati, convenzionatisi con il Centro Novalis, fondarono nei 1966, per interessamento di p. Vittore Dalla Libera e di p. Gianni Colombo, il Centro Cattolico di Preparazione al Matrimonio, affidandone la realizzazione a p. Luciano Cupia.

Nacque cosi, ancor prima del Consultorio e di ogni altro servizio, il Centro di Preparazione al Matrimonio (CPM) con le prime esperienze organizzate di incontri con fidanzati, in collaborazione con l’ Ufficio di Pastorale Familiare del Vicariato della Diocesi di Roma diretto a quel tempo don Luigi Di Liegro.

Si formò così una prima équipe per la diffusione di questa proposta innovativa: l’iniziativa, che oggi può apparire scontata, costituiva, invece, alla fine degli anni ’60, nel pieno della contestazione giovanile, un’autentica novità nel panorama delle attività pastorali delle comunità cristiane in Italia. La conferma che si trattasse di una corretta intuizione venne dalle migliaia di richieste giunte dalle parrocchie italiane di poter usufruire dei sussidi del centro quale strumento per un rinnovamento pastorale prematrimoniale e, dopo  lo svolgimento a Roma nel 1969 di un primo Corso di Formazione per Équipes Educatrici per la Preparazione dei Fidanzati al Matrimonio,nella successiva significativa proliferazione di équipes per la cura prevalente della preparazione dei fidanzati al matrimonio in Roma, in molte altre Diocesi italiane ed anche all’estero.

Le attività del CPM sono proseguite negli ultimi anni con incontri annuali di formazione alla vita coniugale.

Uno degli obiettivi principali della nostra Associazione è la promozione della famiglia

Come recita il nostro statuto, la famiglia rappresenta il cuore della società, cellula fondamentale per la formazione della persone, luogo di umanizzazione e di crescita verso la piena maturità.

Le nostre famiglie si trovano spesso a dover fare i conti con una precarietà sempre più grande che a volte indebolisce i rapporti, rende tesi, aggressivi, ansiosi. E’una precarietà che proviene non solo dalla crisi economica ma anche da modelli e stili di vita disumani, messi in atto con prepotenza per esorcizzare la paura.

E’ una precarietà che trova alloggio stabilmente in noi e tra noi, accanto alla suprema tentazione di essere padroni della vita fino a diventarne manipolatori. Una precarietà negli affetti, ma prima ancora nei legami fino a perdere la sicurezza che anche chi ci sta vicino possa difenderci dal male. Una precarietà che mette in dubbio le certezze di sempre, i valori costitutivi del nostro vivere sociale, dove il sovvertimento morale e il disconoscimento di un ethos comune al nostro popolo e alla nostra tradizione, allargano le maglie del dubbio.

“Come in ogni situazione umana si sperimenta la fragilità, così ogni ambiente vitale è frutto di un fragile equilibrio. Nei volti delle famiglie ci sono spesso più lacrime da asciugare che sorrisi da raccogliere. Nella vita ci sono sofferenze che arrivano contro ogni nostra aspettativa e ci sono anche sofferenze che nascono dai nostri errori e dalle nostre colpe, quelle che costruiamo con le nostre mani: quando, ad esempio, diamo la prevalenza all’avere sull’essere; quando ci carichiamo di cose inutili; quando diamo la precedenza alle cose sulle persone, agli interessi materiali sugli affetti. La fragilità rimane una grande sfida”. (Lettera ai cercatori di Dio)

All’interno della vita stessa delle famiglie, nello snodarsi delle stagioni della vita, si perde di vista l’obiettivo fondamentale: prendersi cura delle relazioni.

Matrimonio-option-2In particolare ci prendiamo poco cura della relazione tra gli sposi. L’arrivo dei figli e la loro educazione, il lavoro che assorbe inevitabilmente la maggior parte delle nostre forze, la vita in casa con tutto lo stress che ne consegue. A volte ci sembra di avere il fiato corto e lo sforzo di ritagliare del tempo per noi sembra svanire nella fatica delle gestione quotidiana.

Tornare, allora, ad attingere continuamente a questa sorgente, rappresenta l’unica fonte in grado di rafforzare e sostenere l’amore tra i due, perché lo autoalimenta, lo sostiene e lo rafforza. Solo così avremo la possibilità di educare i nostri figli nella verità e nell’amore.Coltivare la relazione con il proprio coniuge, curare la vita di coppia, è prendere sul serio un preciso dovere insito nella natura stessa del matrimonio e della vita familiare: quello di promuovere l’altro, di farlo crescere accogliendolo nella verità e nella tenerezza.
Questo perché la relazione sponsale, quella cioè che fa dei due un dono continuo e gratuito, rappresenta una forza primordiale in grado di alimentare l’amore vero, l’amore bello tra un uomo e una donna, quell’amore che nel tempo diventa sorgente di vita, di fecondità.

Promuovere la famiglia è anche attrezzarci per custodire il dono del legame coniugale e familiare, attrezzarci perché questo sforzo generi un vero amore che superi l’egoismo, la comunione perdonante, la tenerezza.

cristian e taraE per attrezzarci dobbiamo partire dall’ascolto paziente e empatico dei bisogni dell’altro; ascoltare il linguaggio dei segni, più che quello delle parole, per prevenire il desiderio dell’altro e sorprenderlo con la nostra sollecitudine.

Ascoltare il bisogno di sentirci riconosciuti per quello che siamo, ascoltati nei nostri sentimenti, anche i più semplici, mai umiliati ma sempre rispettati. E nella relazione di coppia è bello poterti rilassare in qualcuno, affidarti senza paura di essere giudicato, ma custodito nelle tue emozioni, nei tuoi dubbi come nelle tue fragilità.

Prendersi cura della relazione di coppia è anche prendersi carico dei momenti di smarrimento.

E per farlo occorre prenderci il tempo insieme, anche quando il tempo non c’è. Occorre prendere il rischio della verità e della trasparenza vicendevole senza nascondere in cantina i nostri pregiudizi, i conti in sospeso. E’ solo mettendo luce nelle nostre relazioni che potremmo ri-innamorarci di nuovo e accarezzare il presente come il pegno più bello per il futuro.

Prendersi cura della nostra relazione farà brillare la buona notizia del matrimonio e sarà il servizio più alto che possiamo rendere a noi stessi, ai nostri figli, alla società e alla Chiesa.

La cura della coppia e della famiglia è un contributo unico e insostituibile alla missione di rendere sempre più umana la nostra società. E’ l’espressione più bella della “filantropia” di Dio.

Dice p. Luciano Cupia (Fondatore del Centro La Famiglia):

Il ministero della coppia e della famiglia è il ministero dell’affettività e della tenerezza.

La famiglia è la sede della tenerezza. Dio è tenerezza profonda … un Dio che abbraccia, che non ha paura, che è tollerante, che si avvicina. E la famiglia ha questo compito: essere portatrice di tenerezza nei rapporti.

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